La testimonianza di Giulia Gariboldi e Michele Ferrara da San Kisito in Camerun
Giulia Gariboldi e Michele Ferrara sono due volontari che hanno vissuto in prima persona un’esperienza presso Casa San Kisito, la Casa di accoglienza di Yaoundé, in Camerun sostenuto dai progetti AIS Seguimi.
Al loro ritorno hanno scelto di raccontare questa esperienza durante una serata di testimonianza. Non per parlare di sé, ma per restituire almeno una parte della bellezza ricevuta.
“Sì, col cuore”
Quando è stato chiesto loro di condividere l’esperienza in Camerun, la risposta è stata immediata:
“Sì. Sì di getto, sì col cuore.”
Raccontare San Kisito, spiegano, non significa parlare di semplice volontariato in Africa, ma di un’esperienza che ha cambiato il loro modo di guardare la vita.
“Come fai a riassumere in qualche slide un viaggio che ti è entrato dentro? Che ti ha fatto ridere fino ai crampi ma anche piangere fino a non avere più lacrime?”
Mettere ordine tra foto, video e ricordi non è stato facile. Ma alla fine hanno lasciato che fossero le emozioni a guidarli.
Casa San Kisito: non solo un luogo, ma un abbraccio
Per Giulia e Michele, Casa San Kisito non è semplicemente una Casa di accoglienza in Camerun.
“San Kisito non è un posto. È un abbraccio. È un modo di vivere che ti insegna cosa significa sentirsi a casa anche a migliaia di chilometri di distanza.”
Durante la serata, attraverso immagini e parole, hanno raccontato:
- i sorrisi luminosi dei bambini di Yaoundé
- la forza silenziosa che nasce anche nelle situazioni più difficili
- la bellezza dell’accoglienza ricevuta
- le contraddizioni di una realtà che interroga e scuote
Il pubblico ha ascoltato in un silenzio intenso. Ha riso per gli episodi più leggeri, si è commosso davanti alle storie più profonde.
Le domande non sono mancate. C’è chi ha chiesto come si possa partire per un’esperienza di volontariato in Camerun, chi ha voluto sapere se ci tornerebbero, chi ha cercato di capire come si fa a rientrare nella quotidianità dopo giorni così intensi.
E poi è arrivata la domanda più semplice e più grande: “Che cosa vi siete portati a casa?”
Giulia e Michele hanno sorriso, come quando si cerca una risposta che non sta tutta nelle parole. Hanno parlato di ricordi che restano addosso, di legami che continuano anche a distanza, di un pezzo di San Kisito che torna con te e cambia il modo di guardare la vita di ogni giorno.
San Kisito resta parte di noi
La serata si è conclusa con un lungo applauso. Un gesto che ha restituito loro la consapevolezza di quanto sia importante condividere.
“Ritorneremo, senz’alcun dubbio. Ormai San Kisito è parte di noi.”
E forse è proprio questo il senso più profondo di ogni progetto solidale: creare legami indissolubili, che non si interrompono.
Casa San Kisito continua a vivere nei cuori di chi parte, di chi ascolta, di chi sceglie di sostenere.

