Andare in pensione dall’insegnamento è quasi impossibile. In un certo senso, si resta insegnanti per tutta la vita: si continua a guardare il mondo in termini di formazione, educazione, crescita, maturazione. Almeno, questo è ciò che è accaduto a me.
Ho lavorato come insegnante di religione nelle scuole superiori e per molti anni mi sono occupata di pastorale familiare nel Centro Famiglia e Vita. Sia nel lavoro sia nel volontariato, ho avuto a che fare soprattutto con adulti e adolescenti.
Il pensionamento, però, mi ha spinta a rinnovarmi. Così, nell’ottobre del 2024, ho iniziato un’esperienza per me nuova, collaborando con un’associazione culturale del mio territorio, la Tells Italy, che ha sede qui a Portici. Tra le tante iniziative promosse dall’associazione, ho scelto di aderire proprio a quella che fin dall’inizio mi aveva incuriosita e attirata di più: la lettura di albi illustrati per bambini nelle scuole dell’infanzia del comune.
Si tratta di un volontariato davvero piacevole, che mi mette periodicamente in contatto con gruppi di bambini dai tre ai cinque anni e con le loro insegnanti. Come le maestre, anche il nostro gruppo di lettrici è interamente femminile. Abbiamo alle spalle esperienze, percorsi e interessi diversi, ma quasi tutte arriviamo dal mondo della scuola e tutte condividiamo un amore sincero per i più piccoli.
Andiamo a leggere in coppia, un po’ come gli apostoli, portando con noi parole e immagini. Non vorrei sembrare irriverente, ma tra la diffusione religiosa e quella culturale, a volte, colgo alcune analogie: si va a leggere perché si ama la lettura, si condividono storie che parlano anche agli adulti, si riflette insieme ai bambini perché si riconosce la loro capacità di capire, si guarda al futuro con speranza, senza pretendere risultati immediati.
Questa esperienza, iniziata lo scorso anno e portata avanti due o tre volte al mese, nel rispetto dei calendari e delle programmazioni scolastiche, è diventata per me una preziosa occasione di incontro. In questi momenti ricevo allegria e affetto da bambini che non mi conoscono davvero, ma imparano a riconoscermi e a fidarsi di me, anche grazie alla presenza rassicurante delle loro insegnanti.
La disponibilità reciproca e il divertimento che condividiamo mi aiutano a entrare in sintonia con loro, a gioire con chi è gioioso, ma anche a cogliere con maggiore attenzione i segnali di disagio e di malessere che alcuni bambini, pur così piccoli, già manifestano.
Mi colpisce molto la precocità con cui emergono alcune difficoltà cognitive e comportamentali. Allo stesso tempo, però, mi commuove la naturalezza con cui i compagni accolgono tutti, senza porsi domande, trattandosi semplicemente allo stesso modo. A completare questo piccolo grande equilibrio c’è poi l’impegno umano e professionale delle insegnanti, sempre fondamentale.
Leggendo nelle stesse scuole del territorio, mi capita talvolta di incontrare anche i genitori dei bambini: alcuni sono ex alunni, altri sono persone passate dal Centro Famiglia e Vita per la preparazione al matrimonio, altri ancora lo frequentano oggi per affrontare, con le specialiste del CBF – Centro per la Tutela del Bambino e della Famiglia – le difficoltà dei loro figli.
Per questo sento quanto sia importante continuare a partecipare, con modalità e ruoli diversi, alla vita dell’ambiente in cui vivo.
Avverto che la presenza del Gruppo Seguimi e dell’AIS Seguimi, nelle sue varie forme, ha ancora un senso profondo e un’utilità concreta: nasce da lontano e continua a diffondersi, anche senza fare rumore.
Gigliola Scintu

